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Insegnanti – studenti e la funzione della Rete come terzo – Donata Roma

Il Fermi è un liceo scientifico pubblico paritario, frequentato per la maggior parte da studenti in difficoltà: ragazzi bloccati a casa, bocciati più volte.

Cerchiamo di essere attenti a calcolare per ciascuno una risposta su misura, non tutti allo stesso passo, ma al passo della singolarità di ciascuno.

Alcuni punti dell’orientamento psicoanalitico fanno da guida al nostro lavoro. Questo è possibile perché il preside è un dirigente sensibile alla psicoanalisi. Da 21 anni lavoro in questo liceo con altri due colleghi della SLP.

J.-A.Miller nel testo Il bambino e il sapere scrive: “È il bambino, nella psicoanalisi, che è supposto sapere, ed è piuttosto l’Altro che si tratta di educare.” E più avanti “La virtù dei pedagoghi non è altro, spesso, che il rivestimento di un godimento che, anche se non lo conoscono, può essere qualificato come sadico, con effetti di angoscia sull’educato.”

L’équipe del Fermi CERCA DI PRESENTARSI COME una Rete formata dal preside, insegnanti, segretarie, bidelli e psi. Una volta al mese l’équipe lavora per una messa in logica delle impasses che incontriamo quotidianamente. Inoltre ci sono incontri con gli insegnanti.

Un’insegnante chiede di potermi parlare con urgenza: “Insegno ai banchi vuoti. Da un mese gli studenti di V si assentano durante la mia lezione. Da una presenza quasi costante, si è passati ad un’assenza di massa. Non so più cosa fare.” È angosciata.

Cerco di capire insieme a lei cosa è successo utilizzando i tre tempi logici di Lacan, “vedere, capire e concludere”. Gli studenti le avevano chiesto che lei desse loro delle dispense perché era complicato prendere appunti. Lei, invece, si era rifiutata pensando che l’apprendimento dovesse essere più attivo. Le dico che forse al suo dire “no” alle richieste dei ragazzi, non aveva preceduto un suo dire “sì” al soggetto studente.

È sorpresa. “Allora serve che trovi un modo per dare voce alle loro richieste, perché i ragazzi mi dicano quel “sì” che, con il mio NO! ho contribuito a rendere quasi impossibile.”

D’accordo col preside, l’insegnante propone ai ragazzi un’assemblea straordinaria. Il giorno dopo sono tutti al lavoro per scrivere le loro richieste. Chiedono la rimozione della professoressa per problemi insanabili. Il Preside dice loro di rincontrarsi per scrivere proposte non di esclusione.

Nell’incontro tra insegnante, studenti e preside, i ragazzi dicono: “Lei non è disposta ad ascoltarci”. Nell’incontro successivo mi dice: “I ragazzi erano più tranquilli, io lo ero meno. Non è facile mettersi in discussione, soprattutto quando si ritiene di aver fatto il proprio dovere, ma questo, a volte, cela il tranello di un pensiero unilaterale. Ho imparato che, se l’altro non si sente ascoltato, si oppone e si interrompe quel canale di comunicazione che ci dovrebbe consentire di fare gli insegnanti. È stato come salire sulle montagne russe … paura di cadere, ora mi rendo conto che c’è un altro modo per renderli partecipi: ascoltarli. Insegno da quest’anno, all’inizio non avevo capito la funzione della Rete che è quella di rilanciare e favorire le questioni più che le risposte. Ora posso dire che la Rete ha sostenuto sia l’insegnante che gli studenti in quanto soggetti, ognuno nella propria funzione.”

Alla lezione successiva erano tutti presenti e uno di loro che per mesi aveva aggredito l’insegnante, ha messo la propria sedia accanto alla cattedra, dicendo: “Voglio seguire la sua lezione accanto a lei.”

Vittima la professoressa che insegna ai banchi vuoti e vittime gli alunni non ascoltati?

 

 

 

 

Translations : Espagnol, Anglais, Italien, Néerlandais