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La legge è uguale per tutti? Silvia Morrone

Quando una persona compie un’azione che non rientra nelle regole che dovrebbero permettere di convivere civilmente, l’opinione pubblica si domanda: “Perché lo ha fatto?”.

Capita spesso di rimanere quantomeno sconcertati quando, di fronte a comportamenti che si spingono fino a delitti cruenti, ci si trova a fare i conti con dei laconici “Non so”, “Non potevo fare diversamente”, o a risposte che raramente soddisfano quel “bisogno di senso” che tocca la società ma anche coloro che lavorano nel campo del disagio psichico.

Jacques Lacan, ricercando i motivi del delitto paranoico attraverso l’analisi del massacro di Le Mans compiuto nel 1933 dalle sorelle Christine e Lea Papin, scrive: “Al giudice non fornirono alcuna motivazione comprensibile del loro gesto, nessun odio o lagnanza contro le loro vittime, sembra che si preoccupino soltanto di condividere interamente la responsabilità del delitto. Tre periti medici constateranno l’assoluta assenza di segni di delirio o di demenza e la mancanza assoluta di qualsiasi disturbo psichico o fisico attuale, e non potranno che registrare questo fatto”.[1]

Non c’è niente di più inquietante di qualcuno che non sa dare alcuna spiegazione su ciò che l’ha portato a compiere un’azione criminale. È come se venissimo lasciati sull’orlo di un baratro, di fronte a qualcosa che non ha più nulla a che fare con l’“umano”. L’orrore che assale la maggior parte delle persone di fronte a questi atti fa “dimenticare” che il crimine è tutt’altro che inumano. Potremmo dire, piuttosto, che è troppo umano, nel senso che, nei modi in cui si produce, non s’incontra al di fuori dell’umanità.

Inoltre, l’atto “insensato” produce nel sociale effetti che rischiano di incidere sempre più sulla scelta degli interventi “riabilitativi” opportuni. Scrive Jacques-Alain Miller: “La questione centrale della salute mentale, per gli operatori, è se si può fare uscire Tizio o Caio o se bisogna tenerlo dentro […] È vero che gli operatori della salute mentale sono prossimi alla polizia e alla giustizia […] però, non possiamo accontentarci solo dell’equivalenza tra salute mentale e ordine pubblico”.[2]

Se da un lato constatiamo che il discorso giuridico ha preso, nel disagio della civiltà, una funzione sempre più importante, il discorso analitico ci consente, però, di essere avvertiti del fatto che, un conto è intervenire dal lato della trasgressione della Legge dello Stato, un altro è valutare luoghi e modi della cura, caso per caso.

Grazie a Freud siamo venuti a conoscenza del fatto che l’umano non si fonda sull’integrità, ma sul conflitto: come scrive Jacques-Alain Miller, il concetto di inconscio include l’ “onore” e l’ “orrore”[3] e di entrambi il soggetto è responsabile.

Lacan ci ha dato una bussola: “Della nostra posizione di soggetto siamo sempre responsabili”,[4] ma l’esperienza clinica dimostra che, di fronte alla legge,[5] le strutture soggettive non si rapportano tutte allo stesso modo. Si può infatti constatare il senso di estraneità che caratterizza spesso il modo in cui i soggetti psicotici vivono il rapporto con la Legge. Tanto nei confronti dei reati commessi, quanto nei confronti delle pene o delle misure di sicurezza applicate, la persona tende a sentirsi oggetto, vittima della Legge. Il trattamento di un soggetto che ha incontrato la Legge, non può quindi prescindere dalla preliminare valutazione di quale rapporto ha con la Legge, poiché facciamo esperienza del fatto che non è diretto e non ha nulla di naturale.

[1] J. Lacan, Motivi del delitto paranoico: il delitto delle sorelle Papin in Della psicosi paranoica nei suoi rapporti con la personalità, 1980 Giulio Einaudi Editore Torino, p. 358.

[2] J.-A. Miller, Delucidazioni su Lacan, edizione italiana a cura di Marco Focchi, Antigone Edizioni, Torino 2008, p. 170.

[3] J.-A. Miller, Niente è più umano del crimine, « La Psicoanalisi » N. 51, p. 23 (2012).

[4] J. Lacan, La scienza e la verità, in Scritti, Einaudi editore, Torino 1974, vol. II, p. 863.

[5] S. Morrone, Face a la loi: responsabilité subjective ou conformité?, “Mental”, La société de surveillance et ses criminel, n.21, ottobre 2008.

Translations : Espagnol, Anglais, Italien, Néerlandais